giovedì 16 maggio 2019

Viceversa - Mario Benedetti

Ho paura di vederti
bisogno di vederti
speranza di vederti
dispiacere di vederti

Ho voglia di trovarti
preoccupazione di trovarti
certezza di trovarti
miseri dubbi di trovarti

ho urgenza d'ascoltarti
allegria di ascoltarti
fortuna di ascoltarti
e timore d'ascoltarti

cioè
riassumendo
sono fottuto
e raggiante
forse più la prima cosa
che la seconda
e anche
viceversa.


Mario Benedetti 


Ph. Daniele Pomposiello © 

Qualcosa, non sai cosa - Andrea Donaera


Qualcosa, non sai cosa,
si è staccato, spaccato –
tematizzi: non riesci; simbolizzi:
non riesci; fai
qualcosa: non sai cosa, non riesci 
e la casa è
di carta, ti pare, tutta una scoperta;
e sollevi la
coperta: ci sei, come ieri, come eri – come eri
sempre stato, ti pare: ma poi ti appari come un
te prima di essere nato e hai coscienza, ora, di te,
e hai paura: hai freddo, hai caldo, non sai quanto
dura – tematizzi: non riesci; simbolizzi: non riesci;
fai qualcosa: non sai cosa, non riesci; esci.

Ti resta lo stacco, lo spacco – il grido
lasciato silenziato nelle cuffie,
la bottiglia piena lasciata andare,
il poco pavimento impraticabile,
apri, esci, stacchi, spacchi,
sei come un tempo: solo: non hai paura:
nell’affanno sospetto fai alla svelta,
anche se i treni passano
tutti uguali, passano, ogni mezz’ora:
“Cosa dirti?”, ti dici: “A te la scelta”.

Ritorni. La porta lasciata aperta.
Chiudi. Fai innanzitutto l’inventario
del tuo privato che hai distrutto. Poi
scoperchi armadi e cassetti – in realtà
cerchi un qualcuno a cui dire «Ci sono,
non so cosa ho fatto, si è rotto tutto»
[trovi (come già eri sicuro) solo
te, nello specchio a muro].

Andrea Donaera
foto Miroslav Stibor ©



Educazione siberiana - Gabriele Salvatores


"Un uomo non può possedere più di quanto il suo cuore possa amare".

Educazione siberiana
[ Gabriele Salvatores ]



mercoledì 15 maggio 2019

Fiori - Wendy Cope

Certi uomini non ci penserebbero.
Tu invece sì. Tu spesso mi dicevi
che eri stato lì lì per comprarmi dei fiori
ma qualcosa era andato storto poi.
Il negozio era chiuso. O un dubbio avevi,
quel genere di dubbi che si affacciano
alla testa di gente come noi.
Ch'io gradissi i tuoi fiori dubitavi.
Sorridere m'hai fatto, e t'ho abbracciato.
Sorrido ancora adesso. E sappi che
quei fiori, caro, che non mi hai comprato
non sono ancora appassiti per me.
Wendy Cope  


Ph. Mark dal Mar © 



Istigazione - Ana Rossetti

Scappiamo, fuggiamo verso i complici giorni dell’infanzia. Perdiamoci inermi nelle intense vertigini della pelle ancora incerta. Confusi, non trovando parole per tanto stupore, daremo alle cose nuovi nomi in una lingua segreta: come allora. Perdiamoci nel grande incubo della notte. Nei neri corridoi dell’orrore proseguiamo fino a che non ci colga -piegati sulle ginocchia- il fedele svenimento. Vieni. Guardiamo in ogni serratura che si apra a qualcosa di proibito, con rito solenne uccidiamo le farfalle di vetro, imbrattiamo la seta, strappiamo il tulle che vela le magnolie, e la disobbedienza sia nostro privilegio.

Ana Rossetti


Ph. Alessio Albi © 

Notte - Juan Gelman

Fa freddo in questa zona del paese
dove non c’è il tuo corpo e c’è bisogno
del calore del tuo corpo e non mi sento
addolorato o pentito o triste ma
soltanto solo.
Sto seduto come un invalido nel deserto del mio
desiderio di te.
Mi sono abituato a bere la notte lentamente, perché so che la abiti, non importa dove, popolandola di sogni.
Il vento della notte abbatte stelle tremanti fra le mie mani, che ancora non si adattano, vedove inconsolabili della tua chioma.
Nel mio cuore si agitano gli uccellini che in lui hai seminato e a volte gli darei la libertà che esigono per ritornare a te con il gelido filo del coltello.
Ma non può essere. Perché sei tanto in me, tanto viva in me, che se morissi io, ti morirei.
Juan Gelman


Ph. Jonè Reed © 

Michael Parkes [ 1944 ]